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Domanda: Arrivo con la paura che avvenga di nuovo... ed avviene

Pubblicato da in Domande e Risposte ·
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Buonasera dottore, sono un uomo di 44 anni, di modi piacevoli e di bell'aspetto, ma ho avuto comunque delle forti delusioni amorose: ho sperimentato il dolore di essere tradito dalla mia (ex) moglie con un mio "caro" amico; il dolore di essere lasciato da un'altra compagna quando stavamo per fare il passo di formare una famiglia (non se l'è sentita...); il dolore di essere perseguitato da una donna piena di fobie e gelosie, che si è poi rivelata una vera e propria stalker.

Per non parlare della mia infanzia ed adolescenza trascorse con una madre anaffettiva, controllante, maltrattante e depressa.

Tutto questo per darle un quadro... nel quale inserisco il mio attuale problema: sono attualmente single, e quando provo ad iniziare una relazione, al primo approccio sessuale non riesco ad avere un'erezione. Non è un problema fisico.

Riesco ad avere un'erezione solo dopo molti incontri, se ho la fortuna di trovare una donna paziente, dolce, che non si stanca subito e che evita commenti che mi smontano ancora di più... Ma oggi non è facile trovarne così, e spesso la storia muore sul nascere. Se, invece, la relazione va avanti, quando comincio a funzionare sono in grado di appagare moltissimo la partner: tutte le mie ex compagne si sono sempre dichiarate estremamente gratificate sessualmente con me.

Sono entrato in un circolo vizioso: sapendo che mi è già successo questo con più donne diverse in pochi anni, arrivo ad un incontro già con la paura che avvenga di nuovo... ed avviene....

Come posso uscire da questa situazione?

La ringrazio fin d'ora per l'attenzione e la gentile risposta.

Risposta:

Gentile lettore, la difficoltà che riscontra è condivisa da molti uomini e, come indica anche lei nel suo racconto, è intimamente collegata al vissuto emotivo che lei porta nella sessualità.

Il pensiero che durante un incontro sessuale il suo corpo possa non rispondere come lei desidera, è un pensiero che la spaventa al punto da impedire al suo corpo di funzionare come vorrebbe, creando il circolo vizioso secondo cui tanto meno funziono, tanto più ho pensieri che mi spaventano e tanto più sono spaventato tanto meno funziono. In questa prospettiva, la sua difficoltà sembra rientrare in un disturbo dell'erezione secondario e situazionale.

Per risolvere le difficoltà psicologiche è necessario conoscere e comprendere il proprio vissuto emotivo per capire come gestirsi più efficacemente nel contatto con i propri pensieri; in questo caso, mi sembra che lei descriva il suo pensiero come una conseguenza degli eventi, ma non è così. Il suo pensiero, per quanto comprensibile e, almeno in parte, condivisibile, è una sua interpretazione di quanto è accaduto e potrebbe non essere il modo più efficace di porsi di fronte a una difficoltà.

Infatti nel suo racconto descrive che nelle relazioni, dopo alcuni incontri, il suo modo di pensare si modifica, probabilmente adattandosi a quanto accade negli appuntamenti e nella costruzione di un'intimità con l'altra persona, ma questo vuol dire anche che nonostante lei nelle relazioni arrivi a trarre spesso conclusioni che alleviano i suoi timori, inizialmente parte sempre da presupposti diversi che vengono parzialmente modificati dall'esperienza per poi ritornare all'idea precedente alla relazione successiva. Questo modo involontario e indiretto di dialogare con i suoi pensieri è certamente faticoso e contribuisce a danneggiare la sua sensazione di star gestendo quello che le accade.

Date queste premesse, spero comprensibili, le suggerisco di porsi le seguenti domande: che cosa la preoccupa del pensiero di poter perdere l'erezione se poi ha la ragionevole convinzione di riuscire a raggiungerla successivamente? Cosa pensa durante i primi incontri sessuali? E quali emozioni prova quando si trova in una situazione in cui non riesce a fare quanto desidera? Come si vede in quel momento? Quale pensiero la rende un'esperienza così dolorosa?

È possibile che con ogni nuova partner lei torni sui propri passi perché non riesce a fare pienamente esperienza di quanto accade, non riuscendo a cogliere alcuni aspetti introspettivi della sua esperienza che, però, portano al risultato lamentato.

La invito ad approfondire le domande che le suggerivo qualche riga fa e ad ascoltare più chiaramente le sue emozioni che non descrivono l'evento, ma il suo punto di vista. Se non riuscisse ad approfondire autonomamente, lavorare con uno psicologo psicoterapeuta specializzato in sessuologia potrebbe aiutarla ad affrontare più efficacemente la situazione.

Spero di esserle stato di aiuto, non esiti a scrivermi per ulteriori dubbi.

Cordiali saluti


Le domande e risposte proseguono nella pagina dedicata


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